La denominazione, storia e caratteristiche

Viaggiare per le vigne del territorio della Dop Terre di Cosenza permette di scoprire un ampio caleidoscopio di uve: dal Guarnaccino e dal Mantonico Nero dell’Esaro, all’Arvino e Greco nero del Savuto; per non parlare delle numerose bianche, come Greco, Malvasia, Moscatello di Saracena, Mantonico Bianco, Verdana, Guarnaccia Bianca, Pecorello e tante altre varietà, ancora da analizzare dal punto di vista genetico. Uno scenario diversificato, arricchito da un mosaico di paesaggi geologici rappresentanti dal Pollino a nord (la catena montuosa che rappresenta una barriera orografica tra Calabria e Basilicata) con il gruppo dell’Orsomarso che dirada verso la costa tirrenica ad ovest e la jonica ad est. Più a Sud la Valle de Crati, ampio corridoio tra la catena costiera e la Sila, chiuso dalla Valle del Savuto nella estrema fascia meridionale. La coltura della vite è storia antica, che risale agli Enotri, i quali abitavano queste terre dal VIII a.c., prima di incontrare la cultura greca, che porta con sé conoscenze produttive e capacità commerciale. In questo percorso millenario si registra una parentesi critica nei quattro lustri del dopoguerra, che diventano lo spartiacque tra la tradizione agricola retaggio dei popoli antichi e lo scenario di rinascita e fermento imprenditoriale cui assistiamo oggi. Le cantine sociali che negli anni ‘70 svolsero il ruolo di attori sul territorio furono dismesse con il tempo alla fine degli anni ’90. Dal 2000 in poi, il terreno è diventato fertile per il settore vitivinicolo producendo le aggregazioni e le organizzazioni che hanno portato al riconoscimento della Dop e le sue attuali declinazioni organizzative.

Il disciplinare

La Dop Terre di Cosenza ha il merito di aver organizzato l’intero territorio provinciale sotto un’unica denominazione attraverso semplici regole per la produzione al fine di rendere più rigide e chiare le tecniche e le pratiche colturali, e ottenere così il meglio dai vigneti del territorio. A differenza dei disciplinari in vigore nei decenni precedenti, non si limita a fotografare e a mettere su carta le pratiche già esistenti, ma fissa dei parametri qualitativi più elevati per spronare i singoli viticoltori a essere ancora più selettivi e vincolati per la produzione. Rese basse, un sapiente impiego delle uve autoctone, la valorizzazione delle risorse genetiche del vigneto locale e un chiaro sistema di etichettatura, che possa aiutare il consumatore a distinguere con facilità i vari livelli qualitativi, sono i capisaldi del testo che compone la nuova denominazione. I vini della Dop Terre di Cosenza possono presentare diverse caratteristiche, sia in base alle uve utilizzate che alla zona di produzione. Si utilizza un sistema di etichettatura con una classificazione piramidale, che parte dai vini base fino a quelli che prendono il nome della singola vigna dalla quale provengono, introducendo per la prima volta in Calabria il concetto di “cru”.

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Il segmento base: un tocco di contaminazione

Al segmento base delle Terre di Cosenza appartengono i vini, costituiti da almeno il 60% di Magliocco e il 40% di altri vitigni, in peso variabile fra altri autoctoni e internazionali. Questa scelta è legata a un periodo storico preciso: quello degli anni ’90, successivo allo “scandalo del metanolo” (episodio che ha determinato in tutta Italia una forzata e virtuosa presa di coscienza sulla vocazione qualitativa del vigneto Italia). Anche in Calabria si sono attivati investimenti nella viticoltura di qualità, orientata, in quel periodo, all’introduzione di vitigni internazionali quali Cabernet Sauvignon, Merlot, Chardonnay e pochi altri vitigni considerati miglioratori. Anche i vini bianchi del segmento base appartengono a questa filosofia produttiva figlia degli anni ’90: base del 60% di vitigni autoctoni, Greco bianco, Guarnaccia bianca, Pecorello, Mantonico e il restante 40% di altri vitigni. La denominazione prevede un secondo segmento base caratterizzato da prodotti che esprimono l’interazione dei diversi territori con alcuni specifici vitigni, che meglio vi si adattano.

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